Il blocco di covata invernale: una strategia impegnativa ma vincente?
di Daniele Alberoni
Di cosa si tratta
Il blocco di covata invernale consiste nell’ingabbiare la regina per circa due mesi / due mesi e mezzo, impedendo la deposizione delle uova. In questo intervallo, l’assenza di covata permette di
effettuare ripetuti trattamenti anti-varroa altamente efficaci, con risultati che si riflettono nella salute e nella produttività della famiglia l’anno successivo.
Perché farlo?
Negli ultimi anni, gli inverni si sono fatti via via più miti, con temperature anche oltre i 12-14 °C in pieno inverno. Le api reagiscono come se fosse primavera, mantenendo covata anche a novembre, gennaio e oltre. Questo causa stress, usura precoce delle api invernali e consente alla
varroa di riprodursi ininterrottamente. I trattamenti invernali tradizionali diventano quindi meno efficaci, e il deperimento primaverile degli alveari più marcato. Il blocco di covata invernale è
particolarmente indicato per le zone più calde (durante l’inverno) della nostra regione , dove le temperature scendono sotto lo zero un numero inferiore di giorni (vedi Figura 1 – Arpae).
Figura 1: Numero di giorni con temperature inferiori allo 0 registrate nell’inverno 2020. Crediti a
Arpae (Agenzia Prevenzione Ambiente Energia Emilia-Romagna)
Vantaggi concreti
Se eseguito correttamente, il blocco invernale può offrire numerosi benefici:
- miglior ripresa primaverile.
- riduzione della varroa e delle virosi correlate.
- alveari più popolosi durante tutta la stagione.
- aumento della produttività, anche del 40%.
- possibilità di spostare i trattamenti estivi ad agosto.
- uso più efficace dell’acido formico anche in aree critiche.
Criticità da considerare
Il blocco invernale non è adatto ovunque. Bisogna tener conto di diversi fattori:
- clima: non è consigliato nelle zone dove le api sospendono naturalmente la covata (zone
con oltre 35 giorni sotto zero). - età delle regine: devono essere giovani, idealmente dell’anno (Figura 2).
- presenza di malattie come CBPV o Nosema: in questi casi è meglio evitare.
- capacità aziendale: servono organizzazione e monitoraggio.
- mortalità regine: possibile perdita del 5-10% degli alveari, soprattutto quelli già deboli.
Nutrizione e gestione
Per favorire una buona ripresa dopo il blocco, è importante nutrire correttamente le colonie:
- in estate: piccole dosi settimanali di sciroppo arricchito con aminoacidi e vitamine
- in inverno: almeno 5 kg di sciroppo glucosio-fruttosio per colmare i favi e ridurre il movimento del glomere
Trattamenti anti-varroa
La strategia prevede due fasi principali:
- trattamento con Apibioxal gocciolato al momento dell’ingabbio (efficacia 90-95%).
- sublimazioni successive alla fine dello sfarfallamento per eliminare le varroe residue (2-4 interventi).
L’obiettivo è raggiungere la caduta zero prima della ripresa primaverile.
Come eseguirlo
Durante l’ingabbio è fondamentale stringere l’alveare, eliminando i favi superflui per concentrare le api. Questo consente al glomere di restare compatto e di mantenere la regina coperta, anche con
cali termici improvvisi. È consigliato un controllo a distanza di pochi giorni per verificare che tutto proceda correttamente.
Conclusioni
Il blocco invernale richiede impegno e attenzione, ma può portare a risultati molto positivi. Le perdite di alveari, sebbene non trascurabili, interessano spesso famiglie già compromesse. I
vantaggi in termini di salute, produttività e semplificazione della gestione estiva ripagano ampiamente l’investimento. Inoltre, questa tecnica funge anche da strumento di selezione sanitaria
per l’intero apiario.
Articolo completo pubblicato su l’Apis di marzo 2023
